Lo scorso 16 febbraio, circa settanta persone hanno seguito, al palazzetto dei congressi di Cecina, la conferenza dal titolo: “La protezione sanitaria dei cittadini del futuro, i risultati dell’obbligo vaccinale a seguito dell’introduzione della L. 119/2017” organizzata dal locale circolo PD.

Dal punto di vista “scientifico” i relatori, principalmente medici, hanno fornito rassicuranti informazioni sui vaccini di oggi, coralmente definiti sicuri, indispensabili e dai rarissimi effetti collaterali. Definiti sicuri, nonostante l’ammissione, a dire la verità scaturita a seguito di un intervento proveniente dall’esiguo pubblico, della presenza di sali di alluminio per la funzione adiuvante e di formaldeide, quale conservante, che notoriamente possono avere effetto tossico. A riprova della sicurezza dei vaccini i relatori hanno indicato come gli stessi vengano, prima della loro distribuzione testati per almeno 8 – 10 anni (sia su animali che sull’uomo).

Una sana curiosità spingerebbe a chiedersi quali enti di ricerca curino tali studi, ovvero chi finanzierebbe una così lunga e costosa ricerca, con quali metodologie e su quali pazienti i test avrebbero luogo e per quanto tempo se ne osserverebbero gli effetti indesiderati, definiti rari ma pur sempre presenti come ci raccontano puntualmente gli stessi foglietti illustrativi che accompagnano ciascun farmaco. Secondo il CONDAV (Coordinamento Nazionale dei Danneggiati da Vaccino) un’associazione ONLUS che sostiene le famiglie dei danneggiati da vaccino, oggi in Italia sono oltre 630 le famiglie a cui è stato riconosciuto il nesso di causalità, secondo la legge dello Stato 210/92,  per gravi danni provocati dalle vaccinazioni. Tante altre stanno affrontando il lungo e tortuoso iter amministrativo per vedersi riconoscere il danno permanente.

Dal punto di vista “morale” i relatori non hanno espresso alcuna significativa perplessità (erano presenti almeno due pediatri) o nota di rammarico, sulle potenziali conseguenze negative provocate dall’imposizione delle vaccinazioni pediatriche ad innumerevoli famiglie con bambini d’età 0-6 anni. Ricordiamo che la legge Lorenzin prevede per questi ultimi l’esclusione dalla scuola, negando il loro naturale diritto di beneficiare dei servizi educativi, fintanto che non risultino in regola con i nuovi e complessi piani vaccinali, una discriminazione che osiamo definire incoerente perché cessa i suoi effetti di fronte ai bambini che si accingono a frequentare la cosiddetta scuola dell’obbligo. Che valore morale ha fingere di non vedere un’incongruenza che sorregge una coercizione.

Dal punto di vista “giuridico” non sono state commentate le contraddizioni di una legge che di fatto delegittima la Costituzione della Repubblica Italiana sotto vari aspetti; per non parlare della mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza per motivare un simile Decreto Legge, la negazione del diritto al consenso informato per i cittadini, previsto in primis dalla Costituzione oltre che da convenzioni internazionali (a partire da quella di Oviedo del 1997) aventi lo stesso rango e dalla L. 219/2017. Il fatto che l’intrinseco obbligo vaccinale di questa legge, che prevede delle onerose sanzioni pecuniarie nei casi di inadempienza totale o parziale, si estingua con l’irrogazione di una sanzione amministrativa da parte della competente autorità, sa molto di contraddizione.

Dal punto di vista del “metodo” basta ricordare come il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni all’annuncio della legge ebbe la premura di rassicurare l’intera nazione dell’inesistenza del pericolo di epidemie per il popolo italiano, pericolo neppure considerato dal Prof. Lopalco che introducendo la sua relazione ha affermato che “c’è stata la necessità di fare questa legge per combattere la disinformazione”… Non dunque un problema epidemico e neppure la tanto sbandierata necessità di tutelare gli immunodepressi quanto un metodo culturale ben preciso che vede, oltre al completo fallimento delle politiche informative da parte della classe politica e medica, il predominare di una logica paternalistica ed autoritaria che invece di puntare sul dialogo mira al creare un forte disagio e al “soccombere” per necessità. Spiace constatare che il Partito Democratico non si sia posto il problema della discriminazione sociale innescato dalla legge: solo chi non può permettersi di mantenere i bimbi a casa andrà a vaccinare non per convinzione in questa pratica ma per necessità.

Dal punto di vista “politico” non è stato ritenuto in linea con la conferenza, quindi completamente taciuto, il risultato del lavoro svolto dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito noto come “Progetto SIGNUM“, che sostiene vi sia un’associazione statisticamente significativa tra la comparsa di alcune patologie gravi e la somministrazione di vaccinazioni multiple ai militari italiani; che sottolinea anche la necessità per i militari di effettuare accertamenti pre-vaccinali al fine di prevenire i rischi di immunosoppressione, iperimmunizzazione, autoimmunità e ipersensibilità correlati alle vaccinazioni. Illustrare questo studio avrebbe forse fatto riflettere troppo l’esiguo pubblico di Cecina presente alla conferenza, nella quale è stato limitato lo spazio per un utile dibattito, sul perché non si  offrano anche ai bambini le stesse cautele previste d’ora in poi per i militari. Occorre essere medici per comprendere le differenze fisiche che passano tra un bambino e un soldato? La IV Commissione è stata  presieduta dall’On. Gian Piero Scanu del Partito Democratico, che non sarà ricandidato dal suo Partito per le prossime elezioni politiche.

Ma anche questo è un legittimo punto di vista.