Di quale rete abbiamo bisogno?

Cosa mettere in campo per tutelare il Servizio Sanitario Nazionale

Giovedì 28 aprile nel Centro Giovani di Piombino si è svolta un’affollata assemblea sulla proposta di riorganizzazione dei servizi socio-sanitari che unisce Bassa Val di Cecina e Val di Cornia, consistente in un ospedale unico, articolato sui due presidi di Cecina e Piombino, e l’istituzione di un’unica società della salute chiamata Valli Etrusche.

Vertici ASL e sindaci PD ne parlano da tempo, come via obbligata per aggirare il famigerato Regolamento per gli Standard Ospedalieri approvato con Decreto Ministeriale n° 70/2015, proposto da Balduzzi già nel 2012 nel rispetto della così detta spending review (revisione della spesa pubblica) varata dall’allora presidente del consiglio Mario Monti.

Questo regolamento definisce tre tipi di presidi ospedalieri ed una serie di soglie da non superare, come il numero massimo di posti letto e la durata media di degenza: tutto ciò in base ai costi e non a quel che serve in un determinato territorio e comunità.

La messa in rete viene quindi presentata come una buona occasione per mantenere tutti i servizi che abbiamo evitando il depotenziamento dei due presidi e la loro riduzione a scatole vuote. Quel che però non viene ben spiegato è che i servizi si alternerebbero sulle due strutture, distanti tra loro una quarantina di km, la maternità a Piombino verrebbe chiusa, il personale ulteriormente diminuito con relativo peggioramento delle condizioni di lavoro e di disagio per gli utenti.

In altre parole il decreto Balduzzi del 2012, il regolamento che ne è seguito nel 2015 e la riforma sanitaria della regione Toscana che lo ha codificato in una legge avversata da gran parte dei cittadini, rispondono unicamente a numeri, realizzazione di profitti, abbattimento di spese che nulla hanno a che fare con la salvaguardia del diritto alla salute sancito nell’art. 32 della Costituzione italiana.

Ciò che penalizza il diritto alle cure a livello universale sono anche i ticket onerosi e le lunghe liste di attesa soprattutto per esami diagnostici, ma anche per operazioni programmate e non certo per mancanza di macchinari o sale operatorie, ma principalmente per mancanza di personale.

Anche del problema delle liste di attesa se ne sente parlare da anni, ogni tanto annunciano una soluzione, ma non è mai quella che sarebbe la più sensata e cioè assumere il personale adeguato a far fronte alle necessità, a far funzionare i macchinari che ci sono e che sono sottoutilizzati.

Le liste di attesa sono in effetti il sintomo del depotenziamento, in termini di personale, di investimenti e di organizzazione della sanità pubblica per favorire la privatizzazione di un settore rilevante del servizio sanitario, come la diagnostica e la specialistica: la recente trovata di vendere al privato convenzionato le risonanze magnetiche, va esattamente in questo senso.

Oggi disponiamo di risorse, strumenti e conoscenze per curare chiunque ne abbia bisogno, per prevenire una quantità enorme di cause di malattia e di morte, per risanare e abbattere l’inquinamento, per garantire a tutti una casa, per far sì che la salute non sia un affare individuale e privato, ma sia a tutti gli effetti un bene pubblico che riguarda l’intera collettività.

Quello che manca è una politica di governo centrale, regionale e locale che abbia questi propositi per questo è necessario mantenere, rafforzare, creare nuovi comitati in tutta la Toscana e in tutto il paese, per la difesa e il miglioramento del diritto alla salute per tutti, per partecipare ai processi decisionali affinché corrispondano alle esigenze della collettività, per controllare che quanto serve venga effettivamente attuato.

La rete di cui abbiamo bisogno è quella tra cittadini, comitati, lavoratori che portano avanti un’attività di tutela della salute pubblica, che non è solo diritto alle cure, ma diritto ad avere un lavoro utile e dignitoso, una casa un ambiente salubre in cui vivere, mettendo in campo iniziative di autorganizzazione come ad esempio sportelli salute, studi epidemiologici popolari, progetti di recupero del territorio che leghino i lavoratori delle fabbriche e i disoccupati per pensare e pianificare una nuova tutela della salute pubblica: questa è l’esperienza che ci ha portato l’esponente del Coordinamento Campano che sta sperimentando un nuovo strumento di democrazia partecipata, la consulta popolare.

La rete tra comitati di Cecina e Piombino è particolarmente importante principalmente per la questione specifica della difesa dei due presidi ospedalieri, ma le questioni relative al ticket e alle liste di attesa, alla mancanza di operatori sanitari, alla privatizzazione come anche la tutela della salute in senso ampio non riguardano solo Cecina, Piombino e la regione Toscana, ma l’intero paese; per questo stiamo lavorando a ricostruire un coordinamento regionale dei vari comitati toscani ed abbiamo aderito al Coordinamento Nazionale Sanità che terrà la sua prima iniziativa in Toscana sabato 7 luglio a partire dalle 15 a Volterra presso il Palazzo dei Priori, alla quale oltre alla presenza di altri comitati toscani interverranno anche esponenti di comitati di altre regioni come il Molise, la Campania e la Sardegna.

Lo striscione #millestriscioni posto all’Ingresso del Centro Giovani di Piombino

La sala piena per la grande partecipazione

Da sx: Marco Coppola, Carlotta Balzani, Mariangela Nasillo, Alessandro Dervishi e Carla Bezzini